Profumo

“Il profumo ha una forza di persuasione più convincente delle parole, dell’apparenza, del sentimento e della volontà. Non si può rifiutare la forza di persuasione del profumo, essa penetra in noi come l’aria che respiriamo penetra nei nostri polmoni, ci riempie, ci domina totalmente, non c’è modo di opporvisi.”

(Patrick Süskind)

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time i moved on

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E invece no.

Uno pensa di essere un esperto di innamoramenti e sofferenze amorose e invece.2016-01-07 11.15.34

Dieci.

A ricordare questo decimo anniversario resto solo io, uomo nero. Tu hai fatto il tuo ultimo gesto insano, che forse è stato il più bel regalo che tutti – me compresa – pensavamo potessi farmi. Sparire, definitivamente, per sempre, da questo mondo,  impedendo che le nostre strade potessero nuovamente incrociarsi anche solo per una coincidenza.

È finito tutto, per sempre.

Così è, se vi pare.

Il regalo più bello,  davvero il più bello, sarebbe stata la tua consapevolezza ed una sensazione di colpa e di dolore, forse di vergogna per il dolore arrecato. Lo avrai provato, davanti a quella finestra?

Io so inoltre come stanno davvero le cose, qui dentro di me: non te ne vai, sei brutalmente indelebile, il tuo segno su di me rimarrà per sempre.

Dalla morte non si scampa caro corpo

La vita si rifugia in ciccatrici

Non da tagli, da percosse, da ferite

Ma tra i fiordi della pelle è intrappolata

Così scrissi esattamente 10 anni fa e vale tuttora, non può essere diversamente.

Ho soltanto imparato ad addomesticare la paura,  a farmela amica: non più cemento che impedisce nuovi passi, che blocca ed appesantisce il volo, ma trampolino, nuova partenza, inizio.

Ma in questa poca vita che mi resta addosso

Trovo la forza per tornare su a gridare

A lottare perchè questa morte passi

Vada avanti, di vedetta, a farsi bella

Lo scrivevo allora, quando la fatica era al suo apice, ed ogni passo fatto da sola, ogni parte del corpo scoperta un po’ di più,  ogni serata in mezzo a tante persone riuscendo a respirare erano i miei piccoli grandi traguardi. Vale oggi più che mai. La morte è andata avanti, a farsi bella,  ed io sono rimasta indietro a badare a me stessa, ho ripercorso la strada a ritroso e ritrovato ogni frammento in cui mi avevi spezzato. Ora sono qui, un insieme di cocci fragili ma resistenti, così ben riassemblati che solo un occhio particolarmente attento può intravederne le venature. Dieci anni dopo, nonostante tutto, credo di aver fatto un ottimo lavoro. Ed anche se la tua assenza è ora più che mai reale, non sei tu che te ne sei andato: sono io che ti ho rinchiuso in questi interstizi tra ogni ex coccio di me e lì rimani, perché resti memoria della crudeltà e della leggerezza con cui mi hai fatto del male,  perché io possa riconoscere il male ogni volta che mi apparirà sotto un’altra forma.

Chiedimi se sono felice

Chiedimelo: è un ordine!

In tutto questo nessuno ha pensato potessi non esserlo. Quale persona sana di mente non lo sarebbe?

Eppure, sai che novità! L’unica amica veramente saggia mi ha detto giustamente: “Alla nostra età ormai sono queste le novità possibili: o ti sposi, o sei incinta o ti sei lasciata.”

Mi sono divertita a pensare a diversi abbinamenti delle tre singole news, dalla banalissima “mi sposo perché sono incinta” al l’avventuroso “dovevo sposarmi ma mi ha lasciato perché sono incinta”.

E poi c’è un problema che resta insormontabile: a farmi felice ci vogliono delle cose piccolissime e banalissime, ma A. non le sa trovare anche quando le ha davanti al naso. Questo mi rende terribilmente infelice, lo so che è esagerato e che la vita non è il cinematografo. Però ogni tanto che ti costa, farmi felice, farmi una sorpresa anche media, o soltanto
una piccola.

Io ho paura, una paura fottuta.

Altro che felicità.

Bisogna essere incoscienti per poter essere felici.

Però certo c’è una gioia racchiusa in questo mistero, una gioia naturale e tanta curiosità.

Magari mi renderà felice.
Esageratamente felice.

25 (+10?!?)

dignita Ormai devi diventare moglie, ormai devi diventare madre, ormai non puoi più fare questo, ormai devi stare attenta all’altro. I 30 anni dovevano essere il grande passo, ed in un certo senso lo sono stati: la mia festa dei 20+10 è stata una festa bellissima, in cui ero riuscita a riunire molti – anche se purtroppo non tutti – gli affetti del momento, gli amici di sempre, i savonesi vecchi e nuovi, i più o meno recenti acquisti genovesi e torinesi. Mi sentii davvero circondata dal loro affetto ed uscivo finalmente a testa alta da un periodo buio iniziato nell’inverno 2005 con la parola che più ha segnato quel periodo – dignità – stampata addirittura su una maglia. Finalmente sapevo di nuovo e forse meglio di prima chi ero e, soprattutto, quello che volevo diventare, non qualcosa di specifico, non una carriera o un mestiere, non “qualcuno” o “qualcosa” di diverso: solo, semplicemente, me stessa e, per quanto possibile, dannatamente felice.

Da allora credo di essermi ripresa, senza neppure pianificarlo realmente, tutto quello che “l’uomo nero” quella notte mi aveva rubato: la giovinezza e la freschezza dei miei 26, dei miei 27, dei miei 28 e dei miei 29 anni. Me ne sento consapevole ora, a distanza di ben 5 anni. Ero rimasta indietro e mi sono ripresa – di diritto – tutto.

Poi l’inverno scorso il suo improvviso ritorno sulla ribalta della mia vita è stato un altro duro colpo, di nuovo ho sentito che le persone che avevo accanto non erano preparate per affrontarlo, non erano pronte per sorreggermi e mi sono sentita di nuovo sola. Chissà se forse tutta questa rabbia verbale e mentale verso A. altro non sia che la figlia delle mie solite pretese esagerate verso il prossimo e, prima di tutto, verso me stessa. Era informato, fortunatamente, sapeva cos’era accaduto e sapeva che prima o poi sarebbe stato in giro per la città in cui torno. Ma ero riuscita anche a convincerlo di essere diventata forte, di non avere più paura a restare in un’auto da sola piuttosto che a fare una strada di sera senza che mi mancasse il respiro oppure a dormire completamente da sola in casa senza restare insonne. Logico che il fatto che fossi di nuovo caduta nel panico, che non sapessi di nuovo respirare e che avessi bisogno improvvisamente di qualcuno che si mettesse al mio posto nei panni in cui non riuscivo a stare, non sia stato semplice da gestire. Come avrebbe potuto esserlo?

Insomma, è stata una bella botta, tutto questo per dire che dopo quella vicenda ho ricominciato a sentire gli anni che ho e non lo dico certamente in maniera negativa, soltanto più consapevole.

E’ stato questo forse il motivo per il quale ho insistito per fare una festa, ho bisogno di sentire intorno tutto quello che ho temuto/rischiato di perdere quando mi sono di nuovo rinchiusa a uovo in/su/intorno a me stessa.

Quindi benvenuti 25+10, scusate se non vi chiamo col vostro nome, non è per offesa ma ai 25 sono rimasta sempre affezionata. Però non ho pregiudizi verso di voi e forse, per la prima volta, non mi siete neppure poi così antipatici.

anatomy of songs

Che cosa è nata prima: la musica o la sofferenza? Ai bambini si tolgono le armi giocattolo, non gli si fanno vedere certi film per paura che possano sviluppare la cultura della violenza, però nessuno evita che ascoltino centinaia, anzi, dovrei dire migliaia di canzoni che parlano di abbandoni, di gelosie, di tradimenti, di penose tragedie del cuore. Io ascoltavo la pop music perché ero un infelice. O ero infelice perché ascoltavo la pop music? [Alta fedeltà, 2000]

Wrong Hands

anatomy of songs

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Lei…chi?

Sotto la luce ti guardo attentamente

Come se questa sera fosse la prima volta

Però mi rendo conto con un certo imbarazzo

Che io non ti conosco

[…]

Nella mia testa ti ho fatto recitare tutte le battute

Avevo voglia di qualcosa di speciale

E io non ho pazienza quindi ti ho dato tutte le parti migliori

E tu forse per compiacermi non hai provato neanche a improvvisare

Ti sei accontentata di essere il recipiente per la mia immaginazione

 

(Corrado Meraviglia, “Lampione” )

 

Her/Lei non è assolutamente un film d’amore ma, al limite, un film sull’amore. Partendo dall’idea di sottolineare la negatività del nostro rapporto con la tecnologia che, portata all’estremo, più che diventare una vera alternativa ai rapporti reali, ne velocizza in maniera sempre più irreale i normali ritmi e facilita le relazioni in maniera innaturale, il film di Spike Jonze diventa un film estremamente azzeccato sull’illusione dell’amore. Continuiamo ad illuderci infatti che il sentimento amoroso possa crescere e nascere dentro di noi e nella persona amata su direttrici parallele ed in maniera del tutto spontanea. Il rapporto d’amore con l’OS diventa l’ennesima illusione di un amore più semplice poichè “informatizzato”, ma l’amore in sè non è altro che uno specchio dei nostri bisogni inconsci, amiamo ciò che desideriamo e nell’enfasi amorosa in maniera del tutto ingenua cessiamo di vedere aldilà dei nostri desideri e dei nostri bisogni, e nel massimo dell’egoismo tendiamo ad ignorare l’immagine reale della persona amata e ad assecondarne e compiacerne i capricci con il solo fine di soddisfare i nostri. Quando, raramente o artificiosamente come in questo caso, tali bisogni coincidono, l’amore sembra essere condiviso e l’illusione sembra districarsi: ciascuno parte invece per la sua retta tangente e costruisce l’immagine di chi ama a forma e somiglianza dei propri desideri, salvo accorgersi – di punto in bianco – che desideri e realtà all’improvviso sono così distanti gli uni dall’altra da essere diventati non due parallele ma due perpendicolari. Non è solo l’OS ad essere una macchina complessa e molto più veloce: ciascuno di noi è una meravigliosa macchina pensante ed il motore, più che l’amore, è forse la ricerca costante di qualcosa che ci somigli e ci rassicuri. Quando l’illusione si rompe, il sogno svanisce e noi restiamo a stringere un pugno di niente che scivola tra le dita come sabbia del mare.

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Ansie prematerne

Nel lontano 2008 me lo immaginavo così e mi sembrava una cosa orribile. Ora non mi sembra più così orribile il modo in cui lo avevo immaginato allora. La questione è che non me lo immagino più così, a ragion veduta.

Mi immagino di dover badare a tutto da sola, anche ad Y, oltre che a XX e a XY. Non ce la farei davvero a caricarmi da sola un fardello del genere. Avrei bisogno del signor Y che mi ero immaginata allora, stordito ma autonomo e dalle innegabili doti oratorie: che sappia convincere prioritariamente me che non devo aver alcun timore e che non sono sola.

Speriamo che lì dentro non sia successo niente, a scanso di equivoci.

Sempre in quegli anni lì feci una sciocchezza e di comune accordo con un amico – che non coincideva con l’ipotetico padre – decidemmo scherzando che se fossi rimasta incinta, essendo io troppo vecchia per abortire, lo avremmo cresciuto insieme: “sono pronto a prendermi le mie responsabilità”, mi disse.

Credo che sia stata la cosa più bella che un uomo mi abbia mai detto nella vita.

Per fortuna non successe nulla, perché ritengo sia importante vivere questa esperienza con la persona giusta accanto. Ed in questo momento – in special modo io -sono la persona meno indicata da avere accanto.

part time lover, full time friend

I’ve been sitting here thinking about all the things I wanted to apologise to you for, all the pain we caused each other, everything I put on you. Everything I needed you to be or needed you to say. I’m sorry for that. I’ll always love you ‘cause we grew up together. You helped make me who I am. I just wanted you know there’ll be a piece of you in me, always. And I’m grateful for that. Whatever someone you become, wherever you are in the world, I’m sending you love. You’re my friend to the end.

(Her – Spike Jonze, 2013)

Sono stata qui a pensare a tutte le cose per cui ti avrei voluto chiedere scusa, a tutto il dolore che ci siamo inflitti a vicenda, a tutte le cose di cui ti ho incolpato. A tutto ciò che desideravo tu fossi o avevo bisogno dicessi. Mi dispiace per tutto ciò. Ti amerò sempre perchè insieme siamo cresciuti. E mi hai aiutata a diventare ciò che sono. Voglio solo che tu sappia che resteranno dei frammenti di te dentro di me, per sempre. E di questo te ne sono grata. Qualsiasi cosa tu [diventerai] e ovunque tu ti [troverai] nel mondo, ti [manderò] il mio amore. Sarai mio amico per sempre.

[ e no, questa non è contro di te]

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